In 16 (cm 12 x 18,5), pp. 47 + (1 bianca). Brossura rifatta con carta d’epoca. Pubblicazione anonima anche se al frontespizio, con grafia coeva, è apposto il nome dell’Autore a sciogliere la sigla a stampa, ovvero Enrico Montezemolo, appartenente al nobile casato monregalese, fratello dell’economista Massimo Cordero di Montezemolo. In questo libretto, che raccoglie gli articoli usciti su rivista, l’A. esamina le diverse classi milanesi (aristocrazia, borghesia, clero, commercianti, operai) per delinearne il carattere e l’indole anche in rapporto alle istituzioni e alla politica. Scrive l’A.: “Non esiste al mondo altra città ove lo spirito della fronda siasi fatto cotanto connaturale dei suoi abitanti, come Milano. Cotesto abito di censura si traduce nella stampa giornaliera, nei privati colloquii, nei festevoli convegni, nelle serie discussioni, nel frizzo e nel motteggio così facile e sovente simpatico, che è tutto proprio di Milano, e quell’abito non è privativa di una casta o di una categoria, ma è caratteristico del luogo… Conseguenza di una secolare opposizione ad estraneo dominio, diventò seconda natura, che oramai non ha più ragion d’essere…”. In fine, dopo aver parlato delle varie classi sociali, l’A. si sofferma sul “barabba”, esponente di una specie di aristocrazia sui generis, dalla prepotenza a tratti cavalleresca, che poteva prendere le difese dei popolani se pensava che venisse fatto loro un sopruso. Col passare del tempo, però, barabba perde il suo significato originario per indicare semplicemente la “feccia del popolo”. Il barabba non va confuso con il “barabbino”, ovvero il biricchino – come si usa a Torino – un ragazzino che diventava operaio o ladro.
SKU: 38 n.19219
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