In 24, carte (4) + 105 + (1b). Qualche ingiallitura alle cc. Errore di stampa nella numerazione (carta 47 invece che 49). Legatura in p. pg. coeva morbida con danni al d. e ai piatti. Annotazioni manoscritte all’ultima carta di sguardia. Ristampa secentesca di quest’opera uscita in ed. orig. nel 1562 a Brescia, presso Lizzola: "siamo di fronte a un fenomeno letterario [caratterizzato] da pratiche contaminatorie… con l’incastonamento di frammenti eterogenei e derivati…". Le lettere di Rao sono una riscrittura mediante il "riuso" di altri testi fra i quali quelli di Anton Francesco Doni, Giulio Landi, Ortensio Lando. "La bizzarria è l’elemento di fondo che accomuna le lettere di Rao… se stilisticamente esse si caratterizzano per l’affastellarsi di elenchi ipertrofici… sul piano dell’inventio si connotano per la predilezione di argomenti stravaganti…". La prima lettera è inviata all’Imperador de Matti, così come la seguente in cui è svolto il tema generale della pazzia del mondo. Due lettere contengono ricette contro la sterilità, poi compaiono le lodi dell’Ignoranza e dell’Asino, e una lode della poltroneria, un lamento funebre "sopra la morte di un pidocchio" (L’argute et facete lettere, in Figorilli, Meglio ignorante che dotto. L’elogio paradossale in prosa nel 500, pp. 151 e ss.). Rao nacque ad Alessano, nel Salento, fra il 1532 e il 1533. Dimorò a Mantova presso i Gonzaga. Fu poi a Napoli e a Venezia dove pubblicò raccolte di versi ed invettive.
SKU: 33 n.1764
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