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(Vincenzo Maria Imperiale)

La Faoniade. Inni ed odi di Saffo tradotti dal testo greco in metro italiano da S.I.P.A.

Crisopoli, Co' caratteri Bodoniani, 1792

In 16 piccolo (cm 11,5 x 15,5 circa), pp. XV + (1) + 99 + (1). Alcune bruniture all’ultimo foglio con mancanza di un lembo di carta al margine inferiore. Cartonatura ottocentesca. Edizione originale bodoniana – l’editore poi la ristampò nel 1801 – con la traduzione degli Inni e delle Odi di Saffo curata da Vincenzo Maria Imperiale. L’operetta è anonima, il traduttore compare con le sole iniziali del suo pseudonimo arcadico, S.I.P.A., ovvero Sosare Itomejo Pastor Arcade. Le traduzioni sono precedute dalla lettera a Licofonte Trezenio e dall’Avviso al traduttore. Melzi, per la ristampa del 1801, attribuisce invece l’operetta a Luigi Richeri. Si tratta in realtà di una delle più celebri contraffazioni del Settecento. L’anonimo traduttore, infatti, nella lettera introduttiva, riferisce di un tale signore russo, di nome Ossur, entrato con una nave nell’isola di Santa Maura, l’antica Leucade. Qui, nelle rovine del famoso tempio di Apollo Leucadio, in una cassa di pietra, Ossur avrebbe trovato alcuni papiri contenenti le Odi della poetessa Saffo. Ossur avrebbe quindi inviato allo scrittore italiano i testi affinché fossero tradotti. Imperiale, per rendere più verosimile la vicenda del ritrovamento, incastra dei versi reali di Saffo a questi imitando anche – scrisse la rivista “Il Raccoglitore” nel 1831 – alcuni difetti della poetessa come un certo uso delle ripetizioni.

SKU: 40 n.5345

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