In 16 (cm 14 x 20,5), pp. 43 + (1b). Brossura muta coeva. Bella incisione in xilografia raffigurante un torchio da stampa al frontespizio. Interessante e poco comune operetta di quest’autore veneziano che pubblicò vari suoi scritti su diverse riviste dell’epoca fra le quali gli Atti dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti. In questo saggio analizza il tema della censura e del diritto di stampa. Ritiene che la censura sia giusta, tuttavia, quando se ne abusa, diventa un esercizio di potere oppressivo. Tuttavia l’autore scinde in due la questione: se il diritto di esprimere la propria opinione è un diritto di natura, non lo è allo stesso modo l’arte del “ripetitore, ovvero del raccoglitore dei caratteri, dell’incisore…” ovvero dello stampatore. Non si potrà mai sostenere infatti che per un uguale diritto di natura, ravvisabile nell’operato dell’autore, agisca anche ‘il trascrittore, il raccoglitore delle lettere, l’incisore, in fine il ripetitore artistico di quel pensiero…’. L’A. passa poi ad analizzare la questione politica e il rapporto fra stampa e istituzioni di un paese: ‘l’ufficio dei giornali quando è diretto all’istruzione della nazione è un ufficio sacro, come sono quelli del medico, dell’avvocato, del farmacista…’ ma se questi hanno come obiettivo il bene dell’individuo, i giornalisti hanno come obiettivo il bene della comunità. L’Autore ritiene di fatto che i veri depositari del bene della collettività siano i politici, non i giornalisti, in particolare i politici di uno stato dotato di un governo rappresentativo.
SKU: 38 n.13636
150,00 €