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	<title>Libreria Antiquaria Coenobium &#187; Prodotti</title>
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		<title>Alcune osservazioni sulla polizia</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Feb 2020 09:33:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santero]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[In 8 (cm 15,5 x 23,5), pp. 47 + (3b). Etichetta di ex libris applicata al verso della sguardia iniziale. Legatura coeva in marocchino, sguardie decorate. Edizione originale di questo testo sul corpo di polizia in cui l'Autore critica la polizia in Piemonte, pur sostanzialmente considerandola democratica, specie se paragonata alla polizia inglese. La polizia londinese, infatti, rappresenta il punto di riferimento per alcuni intellettuali preoccupati di una scarsa impostazione democratica delle istituzioni. Il Conte Verasis, marito della Contessa di Castiglione, è uno dei primi e sicuramente il più autorevole ammiratore della polizia londinese che descrive per esperienza diretta a seguito di un suo viaggio nel paese. Nel volume analizza anche il sistema poliziesco francese per poi passare nell'ultimo capitolo, il terzo, al raffronto con quella italiana. L'A. critica il ricorso ad agenti segreti, infiltrati e spie il cui impiego aveva inquinato, a suo dire, la polizia torinese.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[In 8 (cm 15,5 x 23,5), pp. 47 + (3b). Etichetta di ex libris applicata al verso della sguardia iniziale. Legatura coeva in marocchino, sguardie decorate. Edizione originale di questo testo sul corpo di polizia in cui l'Autore critica la polizia in Piemonte, pur sostanzialmente considerandola democratica, specie se paragonata alla polizia inglese. La polizia londinese, infatti, rappresenta il punto di riferimento per alcuni intellettuali preoccupati di una scarsa impostazione democratica delle istituzioni. Il Conte Verasis, marito della Contessa di Castiglione, è uno dei primi e sicuramente il più autorevole ammiratore della polizia londinese che descrive per esperienza diretta a seguito di un suo viaggio nel paese. Nel volume analizza anche il sistema poliziesco francese per poi passare nell'ultimo capitolo, il terzo, al raffronto con quella italiana. L'A. critica il ricorso ad agenti segreti, infiltrati e spie il cui impiego aveva inquinato, a suo dire, la polizia torinese.]]></content:encoded>
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		<title>Manuale della Milizia comunale dello Stato ovvero il Regio Editto 4 marzo 1848 illustrato in forma di Dizionario per ordine alfabetico&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2022 14:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santero]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[In 8 (cm 14,5 x 24 circa), pp. 153 + (1 bianca). Gora al piatto posteriore e alle ultime 10 pagine circa. Alcune fioriture alle pagine iniziali. Brossura editoriale. Opera di Alessandro Ferrero, giudice di Vercelli, che appronta questo manuale della Milizia comunale dello Stato, istituita da Carlo Alberto nel 1848, illustrando il relativo editto del marzo 1848 in ordine alfabetico al fine di facilitare la comprensione e la ricerca dei diversi argomenti. Nella riorganizzazione dello stato sabaudo, fu affiancata alla forza di controllo militare una struttura civile composta da delegati di polizia. Si rese necessaria l'istituzione di forze armate appositamente dedicate a funzioni di polizia, preferibilmente svincolate da alcuni degli obblighi tipici delle forze militari tradizionali. I primi corpi che diedero vita alla polizia dell'epoca furono la Milizia Comunale e la Guardia Nazionale.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[In 8 (cm 14,5 x 24 circa), pp. 153 + (1 bianca). Gora al piatto posteriore e alle ultime 10 pagine circa. Alcune fioriture alle pagine iniziali. Brossura editoriale. Opera di Alessandro Ferrero, giudice di Vercelli, che appronta questo manuale della Milizia comunale dello Stato, istituita da Carlo Alberto nel 1848, illustrando il relativo editto del marzo 1848 in ordine alfabetico al fine di facilitare la comprensione e la ricerca dei diversi argomenti. Nella riorganizzazione dello stato sabaudo, fu affiancata alla forza di controllo militare una struttura civile composta da delegati di polizia. Si rese necessaria l'istituzione di forze armate appositamente dedicate a funzioni di polizia, preferibilmente svincolate da alcuni degli obblighi tipici delle forze militari tradizionali. I primi corpi che diedero vita alla polizia dell'epoca furono la Milizia Comunale e la Guardia Nazionale.]]></content:encoded>
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		<title>Nuove memorie del maggiore Cav. Domenico Cappa ex comandante delle guardie di P. S. di Milano raccolte ed ordinate. Seconda serie</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 18:18:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[In 8, pp. 384 con un ritratto all'antip. di Domenico Cappa. Legatura in mz. tl. coeva. Raccolta di memorie del comandante di polizia Domenico Cappa pubblicata a un anno di distanza dalla prima che aveva ottenuto un buon successo editoriale. In questo volume, contenente aggiunte rispetto al primo, si trovano anche spunti polemici e di critica nei confronti della stessa polizia. Cappa ricorda infatti episodi quali la strage di Torino del 1864, quando la polizia massacrò dei pacifici dimostranti che protestavano per il trasferimento della capitale a Firenze, e fatti di corruzione e di cattivo comportamento da parte di graduati delle guardie di P. S. Sono inoltre rammentati lo scandalo che colpì il questore di Torino e quotidiani fatti di arrivismo e di invidia reciproca all'interno del corpo. Domenico Cappa fu guardia del corpo di Cavour, fece quindi carriera nella polizia divenendo maresciallo delle Guardie di Pubblica Sicurezza a Torino. Fu poi trasferito a Milano e anche qui si fece benvolere dalla città. Cappa afferma infatti di non aver mai estratto dal fodero la sciabola d'ordinanza e di aver sempre fermato i malfattori solo grazie al suo carisma e alla prestanza fisica.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[In 8, pp. 384 con un ritratto all'antip. di Domenico Cappa. Legatura in mz. tl. coeva. Raccolta di memorie del comandante di polizia Domenico Cappa pubblicata a un anno di distanza dalla prima che aveva ottenuto un buon successo editoriale. In questo volume, contenente aggiunte rispetto al primo, si trovano anche spunti polemici e di critica nei confronti della stessa polizia. Cappa ricorda infatti episodi quali la strage di Torino del 1864, quando la polizia massacrò dei pacifici dimostranti che protestavano per il trasferimento della capitale a Firenze, e fatti di corruzione e di cattivo comportamento da parte di graduati delle guardie di P. S. Sono inoltre rammentati lo scandalo che colpì il questore di Torino e quotidiani fatti di arrivismo e di invidia reciproca all'interno del corpo. Domenico Cappa fu guardia del corpo di Cavour, fece quindi carriera nella polizia divenendo maresciallo delle Guardie di Pubblica Sicurezza a Torino. Fu poi trasferito a Milano e anche qui si fece benvolere dalla città. Cappa afferma infatti di non aver mai estratto dal fodero la sciabola d'ordinanza e di aver sempre fermato i malfattori solo grazie al suo carisma e alla prestanza fisica.]]></content:encoded>
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		<title>Polizia e delinquenza in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 18:18:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[In 16, pp. 164. Lievi mancanze ai p. Br. ed. Rara ed. orig. di questo saggio di grande interesse, la cui seconda edizione, la sola ad essere commercializzata, uscì nello stesso anno. Alongi sostiene che formalmente della polizia si parla bene, ma &#34;se dal campo delle discussioni accademiche scendiamo in quello della vita reale e quotidiana, ci troviamo, senza transizione alcuna, di fronte ad un ambiente diametralmente opposto, parandocisi innanzi un sentimento unanime di avversione pel personale di polizia, alto o basso che sia [...] è inutile dissimularselo: questa antinomia dello spirito pubblico, questa avversione ora aperta e sfacciata, ora finemente dissimulata, è generale più che non paia e non si pensi&#34;. L'A. si chiede quindi da dove nasca questo sentimento: forse dal ricordo delle vecchie polizie irresponsabili, sfrenate e arbitrarie del dispotismo, tuttavia oggi essa &#34;è limitata dalle leggi, reclutata e disciplinata rigorosamente in uno Stato ove associazioni, stampa e Parlamento denunziano ogni più piccolo eccesso di zelo di essa&#34;. Una controspinta a quest'odio sarebbe potuta derivare se l'azione della polizia si fosse esercitata anche in certi servizi di pubblica utilità: tuttavia &#34;la nostra legislazione ha cumulato tutti i servizii positivi negli Uffici Comunali, divenuti competenti ed onnipotenti per volontà di un gruppo organizzato e cointeressato di elettori che vi attendono come tutti ormai sanno e riunito negli Uffici di polizia tutto quanto vi ha di negativo e odioso&#34;. La principale causa di dissenso è rappresentata dal fatto che la polizia è un istituto eminentemente conservativo che si trova nel punto in cui il principio di autorità si scontra con quello di libertà e fa da argine all'esplicarsi delle energie individuali. L'A. procede poi ad un'analisi della criminalità in Italia sostenendo come debbano essere rimosse all'origine le cause della criminalità e come non serva quindi confidare in un intervento risolutivo quando la delinquenza ha ormai tutte le possibilità di sviluppo. A tal fine ritiene fondamentale l'educazione, l'istruzione dei bambini: &#34;datemi un asilo infantile in ogni comune, ove il fanciullo entri a tre anni e ne esca a sei, per entrare fino agli otto nella scuola popolare [...] togliete il ragazzo all'ambiente morboso e letale della famiglia corrotta e corruttrice [...] Istruzione popolare obbligatoria negli asili infantili [...], educazione continuata nelle scuole serali e estive; riformatorii e scuole agricole ed industriali per i parassiti della società; società di patronato e malleveria severa per pervertiti, pei caduti; cura continua, paternamente rigorosa, spoglia di fiscalismo opprimente e di odiosità poliziesca: ecco un sistema di prevenzione logico, giuridico, organico, naturale, evolutivo e salutare&#34;.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[In 16, pp. 164. Lievi mancanze ai p. Br. ed. Rara ed. orig. di questo saggio di grande interesse, la cui seconda edizione, la sola ad essere commercializzata, uscì nello stesso anno. Alongi sostiene che formalmente della polizia si parla bene, ma &#34;se dal campo delle discussioni accademiche scendiamo in quello della vita reale e quotidiana, ci troviamo, senza transizione alcuna, di fronte ad un ambiente diametralmente opposto, parandocisi innanzi un sentimento unanime di avversione pel personale di polizia, alto o basso che sia [...] è inutile dissimularselo: questa antinomia dello spirito pubblico, questa avversione ora aperta e sfacciata, ora finemente dissimulata, è generale più che non paia e non si pensi&#34;. L'A. si chiede quindi da dove nasca questo sentimento: forse dal ricordo delle vecchie polizie irresponsabili, sfrenate e arbitrarie del dispotismo, tuttavia oggi essa &#34;è limitata dalle leggi, reclutata e disciplinata rigorosamente in uno Stato ove associazioni, stampa e Parlamento denunziano ogni più piccolo eccesso di zelo di essa&#34;. Una controspinta a quest'odio sarebbe potuta derivare se l'azione della polizia si fosse esercitata anche in certi servizi di pubblica utilità: tuttavia &#34;la nostra legislazione ha cumulato tutti i servizii positivi negli Uffici Comunali, divenuti competenti ed onnipotenti per volontà di un gruppo organizzato e cointeressato di elettori che vi attendono come tutti ormai sanno e riunito negli Uffici di polizia tutto quanto vi ha di negativo e odioso&#34;. La principale causa di dissenso è rappresentata dal fatto che la polizia è un istituto eminentemente conservativo che si trova nel punto in cui il principio di autorità si scontra con quello di libertà e fa da argine all'esplicarsi delle energie individuali. L'A. procede poi ad un'analisi della criminalità in Italia sostenendo come debbano essere rimosse all'origine le cause della criminalità e come non serva quindi confidare in un intervento risolutivo quando la delinquenza ha ormai tutte le possibilità di sviluppo. A tal fine ritiene fondamentale l'educazione, l'istruzione dei bambini: &#34;datemi un asilo infantile in ogni comune, ove il fanciullo entri a tre anni e ne esca a sei, per entrare fino agli otto nella scuola popolare [...] togliete il ragazzo all'ambiente morboso e letale della famiglia corrotta e corruttrice [...] Istruzione popolare obbligatoria negli asili infantili [...], educazione continuata nelle scuole serali e estive; riformatorii e scuole agricole ed industriali per i parassiti della società; società di patronato e malleveria severa per pervertiti, pei caduti; cura continua, paternamente rigorosa, spoglia di fiscalismo opprimente e di odiosità poliziesca: ecco un sistema di prevenzione logico, giuridico, organico, naturale, evolutivo e salutare&#34;.]]></content:encoded>
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		<title>Rivelazioni postume alle Memorie di un questore 1910-1912</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 18:18:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In 8, pp. 219 + (5) con un ritratto n.t. di Augusto Bondi. Legatura in mz. pl. coeva con angoli e tit. oro al d. Memoriale contenente nuove notizie rispetto al precedente Memorie di un Questore (25 anni nella Polizia italiana) pubblicate dall'ex questore Augusto Bondi. Nell'opera sono svelati retroscena della politica dell'epoca e si fa chiarezza sul cosiddetto &#34;mistero Cavagnati&#34; relativo alla scomparsa, a Bologna, del procuratore del Re Giovanni Cavagnati.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[In 8, pp. 219 + (5) con un ritratto n.t. di Augusto Bondi. Legatura in mz. pl. coeva con angoli e tit. oro al d. Memoriale contenente nuove notizie rispetto al precedente Memorie di un Questore (25 anni nella Polizia italiana) pubblicate dall'ex questore Augusto Bondi. Nell'opera sono svelati retroscena della politica dell'epoca e si fa chiarezza sul cosiddetto &#34;mistero Cavagnati&#34; relativo alla scomparsa, a Bologna, del procuratore del Re Giovanni Cavagnati.]]></content:encoded>
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