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	<title>Libreria Antiquaria Coenobium &#187; Prodotti</title>
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		<title>Confederazione fascista professionisti e artisti. Mostra del pittore Enrico Prampolini</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 18:18:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[In 16, pp. 28 con 8 tavv. f.t. con riproduzioni in b/n di alcune delle opere in mostra. Br. ed. Catalogo della mostra con presentazione di Marinetti, premessa di Prampolini, nota biografica ed elenco delle opere così suddivise: I miti dell'azione; Metamorfosi cosmiche; Pitture solari; Aeropitture; Disegni; Automatismi polimaterici; Intarsi di pietre dure; Ceramiche; Mosaici; Disegni e bozzetti per plastiche murali realizzate. Prampolini (Modena, 1894 - Roma, 1956), pittore, scultore, scenografo e teorico, espulso dall'Accademia di Roma, si unisce alla cerchia dei Futuristi, frequentando lo studio di Giacomo Balla. Esordisce nel 1914 alla I Esposizione Libera Futurista; nel 1916 è in contatto con i dadaisti. Nel 1922 con Ivo Pannaggi e Vinicio Paladini pubblica il Manifesto dell'Arte Meccanica.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[In 16, pp. 28 con 8 tavv. f.t. con riproduzioni in b/n di alcune delle opere in mostra. Br. ed. Catalogo della mostra con presentazione di Marinetti, premessa di Prampolini, nota biografica ed elenco delle opere così suddivise: I miti dell'azione; Metamorfosi cosmiche; Pitture solari; Aeropitture; Disegni; Automatismi polimaterici; Intarsi di pietre dure; Ceramiche; Mosaici; Disegni e bozzetti per plastiche murali realizzate. Prampolini (Modena, 1894 - Roma, 1956), pittore, scultore, scenografo e teorico, espulso dall'Accademia di Roma, si unisce alla cerchia dei Futuristi, frequentando lo studio di Giacomo Balla. Esordisce nel 1914 alla I Esposizione Libera Futurista; nel 1916 è in contatto con i dadaisti. Nel 1922 con Ivo Pannaggi e Vinicio Paladini pubblica il Manifesto dell'Arte Meccanica.]]></content:encoded>
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		<title>Distruzione. Poema futurista col processo e l&#8217;assoluzione di &#8216; Mafarka il Futurista&#8217;. 6° migliaio (in copertina)</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 18:18:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In 8, pp. 260 + (4) + 100 + (8). Brossura editoriale con firma di possesso a lapis.  Edizione originale della traduzione italiana con falsa menzione 6° migliaio. Rispetto all'edizione francese, questa traduzione presenta la relazione del processo per oltraggio al pudore con gli interventi Marinetti, Barzilai, Sarfatti ecc. In fine catalogo delle edizioni Poesia]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[In 8, pp. 260 + (4) + 100 + (8). Brossura editoriale con firma di possesso a lapis.  Edizione originale della traduzione italiana con falsa menzione 6° migliaio. Rispetto all'edizione francese, questa traduzione presenta la relazione del processo per oltraggio al pudore con gli interventi Marinetti, Barzilai, Sarfatti ecc. In fine catalogo delle edizioni Poesia]]></content:encoded>
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		<title>La benda sugli occhi. Primo saggio di una interpretazione generale della poesia contemporanea</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 18:18:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In 8, pp. 64. Br. ed. Edizione originale, molto rara, di questo saggio di critica letteraria in cui, a sua volta, l'Autore trasfonde una certa carica poetica: &#34;Siamo al bivio, con gli occhi bendati che non sanno vedere la via... Non c'è nessuno a darci una mano, nessuno che vegga? Se ne avrebbe pur bisogno. E ce n'è, infatti, di mani confortevoli, ce n'è di compagni buoni che vogliono aiutarci. Ma sapranno? Potranno?&#34;. Forse la letteratura e gli scrittori presi in esame nel saggio saranno in grado di togliere la benda sugli occhi di chi non può vedere. Gaglione analizza Papini, Dostoevskij, De Unamuno, Nazariantz, Palazzeschi, Govoni, i &#34;tentacolari&#34; nome con il quale appella Marinetti, Folgore, Paolo Buzzi, Auro d'Alba e Arturo Onofri. Presente anche un fugace riferimento ad Ungaretti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[In 8, pp. 64. Br. ed. Edizione originale, molto rara, di questo saggio di critica letteraria in cui, a sua volta, l'Autore trasfonde una certa carica poetica: &#34;Siamo al bivio, con gli occhi bendati che non sanno vedere la via... Non c'è nessuno a darci una mano, nessuno che vegga? Se ne avrebbe pur bisogno. E ce n'è, infatti, di mani confortevoli, ce n'è di compagni buoni che vogliono aiutarci. Ma sapranno? Potranno?&#34;. Forse la letteratura e gli scrittori presi in esame nel saggio saranno in grado di togliere la benda sugli occhi di chi non può vedere. Gaglione analizza Papini, Dostoevskij, De Unamuno, Nazariantz, Palazzeschi, Govoni, i &#34;tentacolari&#34; nome con il quale appella Marinetti, Folgore, Paolo Buzzi, Auro d'Alba e Arturo Onofri. Presente anche un fugace riferimento ad Ungaretti.]]></content:encoded>
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		<title>Lacerba. Periodico quindicinale, anno I, n. 22, Firenze, 15 novembre 1913</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 18:18:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[In 4, pp. 249-264 (numerazione continua); pp. 16 (8 cc.) con un'ill. a piena pagina di Severini n.t. dal titolo Tango argentino. Numero della mitica rivista quindicinale fondata da Giovanni Papini e Ardengo Soffici. Papini giungeva a Lacerba dopo avere diretto La Voce dal 4 aprile al 31 ottobre 1912. La rivista cominciò le sue pubblicazioni nel gennaio del 1913, a Firenze, per iniziativa, quindi, del nucleo più vivace e inquieto dei vociani. Di orientamento futurista, si distinse per la propaganda a favore dell'interventismo e della guerra. Scrissero su Lacerba Marinetti, Palazzeschi, Boccioni, ma anche Picasso e Cezanne che curarono alcune illustrazioni. Cessò le pubblicazioni nel maggio del 1915 alla vigilia dell'entrata in guerra dell'Italia. In questo numero si segnala il manifesto di Marinetti &#34;Dopo il verso libero le parole in libertà&#34;. Si tratta della continuazione del &#34;Manifesto tecnico della letteratura futurista&#34; del 1912 e di quello della &#34;Immaginazione senza fili e le parole in libertà&#34; del 1913. Marinetti proclama la &#34;morte fatale del verso libero&#34;, in quanto decorativo e passatista, e la &#34;nascita altrettanto fatale delle parole in libertà&#34;.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[In 4, pp. 249-264 (numerazione continua); pp. 16 (8 cc.) con un'ill. a piena pagina di Severini n.t. dal titolo Tango argentino. Numero della mitica rivista quindicinale fondata da Giovanni Papini e Ardengo Soffici. Papini giungeva a Lacerba dopo avere diretto La Voce dal 4 aprile al 31 ottobre 1912. La rivista cominciò le sue pubblicazioni nel gennaio del 1913, a Firenze, per iniziativa, quindi, del nucleo più vivace e inquieto dei vociani. Di orientamento futurista, si distinse per la propaganda a favore dell'interventismo e della guerra. Scrissero su Lacerba Marinetti, Palazzeschi, Boccioni, ma anche Picasso e Cezanne che curarono alcune illustrazioni. Cessò le pubblicazioni nel maggio del 1915 alla vigilia dell'entrata in guerra dell'Italia. In questo numero si segnala il manifesto di Marinetti &#34;Dopo il verso libero le parole in libertà&#34;. Si tratta della continuazione del &#34;Manifesto tecnico della letteratura futurista&#34; del 1912 e di quello della &#34;Immaginazione senza fili e le parole in libertà&#34; del 1913. Marinetti proclama la &#34;morte fatale del verso libero&#34;, in quanto decorativo e passatista, e la &#34;nascita altrettanto fatale delle parole in libertà&#34;.]]></content:encoded>
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		<title>Lacerba. Periodico quindicinale, anno II, n. 6, Firenze, 15 marzo 1914</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 18:18:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In 4, pp. 81-96 (numerazione continua), pp. 16 (8cc) con due ill. di Boccioni a piena pagina n.t. Numero della mitica rivista quindicinale fondata da Giovanni Papini e Ardengo Soffici. Papini giungeva a Lacerba dopo avere diretto La Voce dal 4 aprile al 31 ottobre 1912. La rivista cominciò le sue pubblicazioni nel gennaio del 1913, a Firenze, per iniziativa, quindi, del nucleo più vivace e inquieto dei vociani. Di orientamento futurista, si distinse per la propaganda a favore dell'interventismo e della guerra. Scrissero su Lacerba Marinetti, Palazzeschi, Boccioni, ma anche Picasso e Cezanne che curarono alcune illustrazioni. Cessò le pubblicazioni nel maggio del 1915 alla vigilia dell'entrata in guerra dell'Italia. Nel 1914 la rivista cambiò la carta, il formato e l'impaginazione e passò dai due colori del nome, mattone e nero, al solo nero (come in questo numero), poi al rosso e nero. Si consuma anche la rottura dei lacerbiani con i futuristi di ortodossia marinettiana e, nel 1914, Lacerba si assesta su posizioni politiche di interventismo militare a partire dal numero 16 del 15 agosto 1914. In questo numero scritti di: Marinetti, &#34;Lo splendore geometrico e meccanico nelle parole in libertà (manifesto futurista)&#34;; Cavacchioli, &#34;Rivoluzione&#34;; ecc... Compare inoltre in questo numero il terzo articolo, dal titolo &#34;Cerchi aperti&#34;, della polemica scaturita fra Boccioni e Papini che già avevano pubblicato su Lacerba &#34;Il cerchio si chiude&#34; di Papini (n. 3), seguito da &#34;Il cerchio non si chiude&#34; di Boccioni (n. 4), fino appunto a quest'ultimo di Papini. La polemica di Papini ha come bersaglio non solo Boccioni, ma tutta la 'linea futurista' presente in Lacerba: &#34;entrando nel Futurismo non ho mai creduto che uno di noi - te per esempio - avesse il diritto di saltar fuori in veste di Padre ortodosso a redarguire chi va fuori strada, chi pensa colla sua testa, chi vuol provocare riflessioni e discussioni utili a tutti...&#34;.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[In 4, pp. 81-96 (numerazione continua), pp. 16 (8cc) con due ill. di Boccioni a piena pagina n.t. Numero della mitica rivista quindicinale fondata da Giovanni Papini e Ardengo Soffici. Papini giungeva a Lacerba dopo avere diretto La Voce dal 4 aprile al 31 ottobre 1912. La rivista cominciò le sue pubblicazioni nel gennaio del 1913, a Firenze, per iniziativa, quindi, del nucleo più vivace e inquieto dei vociani. Di orientamento futurista, si distinse per la propaganda a favore dell'interventismo e della guerra. Scrissero su Lacerba Marinetti, Palazzeschi, Boccioni, ma anche Picasso e Cezanne che curarono alcune illustrazioni. Cessò le pubblicazioni nel maggio del 1915 alla vigilia dell'entrata in guerra dell'Italia. Nel 1914 la rivista cambiò la carta, il formato e l'impaginazione e passò dai due colori del nome, mattone e nero, al solo nero (come in questo numero), poi al rosso e nero. Si consuma anche la rottura dei lacerbiani con i futuristi di ortodossia marinettiana e, nel 1914, Lacerba si assesta su posizioni politiche di interventismo militare a partire dal numero 16 del 15 agosto 1914. In questo numero scritti di: Marinetti, &#34;Lo splendore geometrico e meccanico nelle parole in libertà (manifesto futurista)&#34;; Cavacchioli, &#34;Rivoluzione&#34;; ecc... Compare inoltre in questo numero il terzo articolo, dal titolo &#34;Cerchi aperti&#34;, della polemica scaturita fra Boccioni e Papini che già avevano pubblicato su Lacerba &#34;Il cerchio si chiude&#34; di Papini (n. 3), seguito da &#34;Il cerchio non si chiude&#34; di Boccioni (n. 4), fino appunto a quest'ultimo di Papini. La polemica di Papini ha come bersaglio non solo Boccioni, ma tutta la 'linea futurista' presente in Lacerba: &#34;entrando nel Futurismo non ho mai creduto che uno di noi - te per esempio - avesse il diritto di saltar fuori in veste di Padre ortodosso a redarguire chi va fuori strada, chi pensa colla sua testa, chi vuol provocare riflessioni e discussioni utili a tutti...&#34;.]]></content:encoded>
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