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	<title>Libreria Antiquaria Coenobium &#187; Prodotti</title>
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	<description>Asti</description>
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		<title>English Travellers and Italian Brigands. A Narrative of Capture and Captivity. Vol. 1, 2</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2022 14:04:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santero]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[2 volumi in 16 (cm 12 x 18), pp. XVIII + (2) + 318 con ritratto dell'Autore all'antiporta in litografia, vignetta in xilografia al frontespizio, 2 tavole fuori testo con illustrazioni in xilografia; XII + 330 con 1 tavola illustrata all'antiporta, vignetta in xilografia al frontespizio, 1 tavola fuori testo, 1 cartina ripiegata in fine. Segni di abrasione ai tagli e agli angoli. Legatura in mezza pelle coeva con angoli e danni riparati ai dorsi di entrambi i volumi. Edizione originale di questo racconto di viaggio di un gruppo di Inglesi nel Sud Italia. In quella circostanza, l'Autore, William John Charles Moens, agente di borsa e fotografo originario di Londra, venne catturato a Battipaglia da un gruppo di briganti che chiesero il pagamento di un riscatto al governo britannico. Il governo pagò, Moens venne liberato a Giffoni dopo 102 giorni di prigionia, e pubblicò in seguito quest'opera tratta dai suoi diari. Nel primo volume, il racconto del rapimento è preceduto da quello del viaggio: l'arrivo a Messina, a Linguagrossa, l'eruzione dell'Etna, che Moens fotografò, il trasferimento a Catania, poi Siracusa, Agrigento, quindi il viaggio da Salerno a Paestum, culminato nel rapimento cui è dedicato tutto il secondo volume sino alle vicende della liberazione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[2 volumi in 16 (cm 12 x 18), pp. XVIII + (2) + 318 con ritratto dell'Autore all'antiporta in litografia, vignetta in xilografia al frontespizio, 2 tavole fuori testo con illustrazioni in xilografia; XII + 330 con 1 tavola illustrata all'antiporta, vignetta in xilografia al frontespizio, 1 tavola fuori testo, 1 cartina ripiegata in fine. Segni di abrasione ai tagli e agli angoli. Legatura in mezza pelle coeva con angoli e danni riparati ai dorsi di entrambi i volumi. Edizione originale di questo racconto di viaggio di un gruppo di Inglesi nel Sud Italia. In quella circostanza, l'Autore, William John Charles Moens, agente di borsa e fotografo originario di Londra, venne catturato a Battipaglia da un gruppo di briganti che chiesero il pagamento di un riscatto al governo britannico. Il governo pagò, Moens venne liberato a Giffoni dopo 102 giorni di prigionia, e pubblicò in seguito quest'opera tratta dai suoi diari. Nel primo volume, il racconto del rapimento è preceduto da quello del viaggio: l'arrivo a Messina, a Linguagrossa, l'eruzione dell'Etna, che Moens fotografò, il trasferimento a Catania, poi Siracusa, Agrigento, quindi il viaggio da Salerno a Paestum, culminato nel rapimento cui è dedicato tutto il secondo volume sino alle vicende della liberazione.]]></content:encoded>
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		<title>Istoria della vita, e morte, uccisioni ed imprese di Pasquale Riccio di Lauro e suoi compagni</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 18:18:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[In 16, pp. 16. Intonso. Br. rifatta con carta d'epoca. Canzone che esalta le gesta di Pasquale Riccio, inserendosi nella pubblicistica encomiastica che eleva a mito il brigante-patriota che si oppone ai soprusi dei signori locali e combatte per la libertà. La figura del brigante tradizionale è tipica soprattutto della storia e della cultura del Meridione, in particolare di quella fase storica caratterizzata dal passaggio dal Regno borbonico allo Stato Unitario. L'innescarsi di una vera e propria guerra tra briganti ed esercito vide i proprietari terrieri schierarsi con i piemontesi e il popolo appoggiare i briganti, che, in molti casi, acquisirono fama e un alone di eroismo. Ciambelli, I fogli volanti e il brigantaggio, p. 166 (in La scienza e la colpa...).]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[In 16, pp. 16. Intonso. Br. rifatta con carta d'epoca. Canzone che esalta le gesta di Pasquale Riccio, inserendosi nella pubblicistica encomiastica che eleva a mito il brigante-patriota che si oppone ai soprusi dei signori locali e combatte per la libertà. La figura del brigante tradizionale è tipica soprattutto della storia e della cultura del Meridione, in particolare di quella fase storica caratterizzata dal passaggio dal Regno borbonico allo Stato Unitario. L'innescarsi di una vera e propria guerra tra briganti ed esercito vide i proprietari terrieri schierarsi con i piemontesi e il popolo appoggiare i briganti, che, in molti casi, acquisirono fama e un alone di eroismo. Ciambelli, I fogli volanti e il brigantaggio, p. 166 (in La scienza e la colpa...).]]></content:encoded>
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		<title>La delinquenza della Sicilia e le sue cause</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 18:18:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In 16, pp. 69 + (1b) + VIII. Dedica autogr. dell'A. all'occhietto parzialmente abrasa. Occhietto brunito con aloni. Br. muta coeva. Al p. ant. è applicato il p. ant. orig. pur con mancanze. Ed. orig. di questa importante opera del Colajanni, che raccoglie una serie di articoli precedentemente pubblicati su rivista. L'A. fu avversario energico ed irriducibile delle tesi antropologiche lombrosiane a proposito della mafia contro le quali si scaglia in quest'opera, contestando in particolare la teoria dei criminologi contemporanei, secondo i quali i climi caldi determinerebbero reati di sangue, e il principio di &#34;distribuzione geografica della delinquenza&#34;. Se così fosse - sostiene - in Sicilia prevarrebbero i delitti di sangue, mentre i reati contro la proprietà sarebbero più diffusi al nord, cosa che si dimostra non essere vera (a Palermo spetta infatti il primo posto nei reati contro la proprietà). Se inoltre la frequenza dell'omicidio è posto in relazione al clima, e al caldo, ci si aspetterebbe di trovare un'alta percentuale di casi di omicidio in Algeria, rispetto ad esempio alla Sicilia, cosa che, di fatto, non avviene. Nella prima parte dell'opera l'A. constata come l'Italia abbia il primato della delinquenza in Europa e fornisce una serie di dati statistici relativi ai reati d'omicidio commessi per centomila abitanti dal 1867 al 1870 (in questa classifica Basilicata, Abruzzo e Molise sono al primo posto, segue poi la Sicilia che però sale al primo posto nei reati commessi fra 1872 e '77). Segue poi una classifica per città divisa sulla base della tipologia del reato (omicidii, ricatti, estorsioni con omicidio, furti, reati contro la proprietà). Colajanni passa quindi ad analizzare le condizioni di vita dei contadini siciliani individuando nell'analfabetismo &#34;una delle vere cause efficienti della delinquenza in Sicilia e nella Conca d'Oro&#34;. L'altra causa va invece ricercata &#34;negli antecedenti politici di Palermo e dell'intera isola&#34; sulla quale non sembra essere spirato il soffio della rivoluzione francese. L'isola, infatti, sembra ancora dominata, in pieno Ottocento, da un tipo di struttura politico-sociale di stampo medioevale. All'interno del volume sono conservati 6 fogli (cm 15 x 19,5) vergati a mano al solo recto, contenenti un riassunto dell'opera e interessanti considerazioni critiche di Pasqualino Vassallo (la cui firma autografa è apposta in calce). Vassallo (1861-1928), avvocato e politico, fu Ministro delle Poste e Telegrafi nel governo Giolitti del 1920. All'avvento del Fascismo fu compreso nel Listone ed eletto alla nuova Camera dei Deputati (1924) con Mussolini.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[In 16, pp. 69 + (1b) + VIII. Dedica autogr. dell'A. all'occhietto parzialmente abrasa. Occhietto brunito con aloni. Br. muta coeva. Al p. ant. è applicato il p. ant. orig. pur con mancanze. Ed. orig. di questa importante opera del Colajanni, che raccoglie una serie di articoli precedentemente pubblicati su rivista. L'A. fu avversario energico ed irriducibile delle tesi antropologiche lombrosiane a proposito della mafia contro le quali si scaglia in quest'opera, contestando in particolare la teoria dei criminologi contemporanei, secondo i quali i climi caldi determinerebbero reati di sangue, e il principio di &#34;distribuzione geografica della delinquenza&#34;. Se così fosse - sostiene - in Sicilia prevarrebbero i delitti di sangue, mentre i reati contro la proprietà sarebbero più diffusi al nord, cosa che si dimostra non essere vera (a Palermo spetta infatti il primo posto nei reati contro la proprietà). Se inoltre la frequenza dell'omicidio è posto in relazione al clima, e al caldo, ci si aspetterebbe di trovare un'alta percentuale di casi di omicidio in Algeria, rispetto ad esempio alla Sicilia, cosa che, di fatto, non avviene. Nella prima parte dell'opera l'A. constata come l'Italia abbia il primato della delinquenza in Europa e fornisce una serie di dati statistici relativi ai reati d'omicidio commessi per centomila abitanti dal 1867 al 1870 (in questa classifica Basilicata, Abruzzo e Molise sono al primo posto, segue poi la Sicilia che però sale al primo posto nei reati commessi fra 1872 e '77). Segue poi una classifica per città divisa sulla base della tipologia del reato (omicidii, ricatti, estorsioni con omicidio, furti, reati contro la proprietà). Colajanni passa quindi ad analizzare le condizioni di vita dei contadini siciliani individuando nell'analfabetismo &#34;una delle vere cause efficienti della delinquenza in Sicilia e nella Conca d'Oro&#34;. L'altra causa va invece ricercata &#34;negli antecedenti politici di Palermo e dell'intera isola&#34; sulla quale non sembra essere spirato il soffio della rivoluzione francese. L'isola, infatti, sembra ancora dominata, in pieno Ottocento, da un tipo di struttura politico-sociale di stampo medioevale. All'interno del volume sono conservati 6 fogli (cm 15 x 19,5) vergati a mano al solo recto, contenenti un riassunto dell'opera e interessanti considerazioni critiche di Pasqualino Vassallo (la cui firma autografa è apposta in calce). Vassallo (1861-1928), avvocato e politico, fu Ministro delle Poste e Telegrafi nel governo Giolitti del 1920. All'avvento del Fascismo fu compreso nel Listone ed eletto alla nuova Camera dei Deputati (1924) con Mussolini.]]></content:encoded>
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		<title>Memorie di Gasparoni.</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2024 09:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santero]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[2 voll. in 8, cm. 16 x 25, pp. LVIII+ 188 + (6); 284, con 82 tavole fuori testo a 3 e 9 colori riproducenti documenti originali dell'epoca. Legatura in tela editoriale illustrata a colori con fregi e titoli in oro,  svraccoperta in acetato trasparente su cui sono stampati i titoli in oro. Cofanetto in cartoncino illustrato ai piatti. che presenta leggera bruniture, lievi danni e una piccola mancanza. Collana 'L'Italia nel tempo' vol. IV, Il brigantaggio nello Stato Pontifcio.  Introduzione di Glauco Natoli, Prefazione di Orio Vergani. Tradotte dal manoscritto originale, da un ufficiale della S.M. della Divisione francese a Roma. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[2 voll. in 8, cm. 16 x 25, pp. LVIII+ 188 + (6); 284, con 82 tavole fuori testo a 3 e 9 colori riproducenti documenti originali dell'epoca. Legatura in tela editoriale illustrata a colori con fregi e titoli in oro,  svraccoperta in acetato trasparente su cui sono stampati i titoli in oro. Cofanetto in cartoncino illustrato ai piatti. che presenta leggera bruniture, lievi danni e una piccola mancanza. Collana 'L'Italia nel tempo' vol. IV, Il brigantaggio nello Stato Pontifcio.  Introduzione di Glauco Natoli, Prefazione di Orio Vergani. Tradotte dal manoscritto originale, da un ufficiale della S.M. della Divisione francese a Roma. ]]></content:encoded>
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		<title>Provincia di Basilicata. Commissione per la repressione del brigantaggio e per la distribuzione del fondo raccolto con la soscrizione nazionale</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Nov 2023 11:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santero]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Manifesto cm 32 x 46 circa (piccolo taglietto al margine esterno del foglio, piega centrale) con delibera, datata 10 ottobre 1863, della Commissione per la repressione del brigantaggio della Basilicata che prevedeva premi di risarcimento in denaro ad una serie di persone i cui parenti erano stati uccisi dai briganti (i più erano morti presso il torrente Lampeggiano). Fra questi: Maria Giuseppa Triggiani di Lavello, vedova di Michele Carretta, Lucia Finiguerra di Lavello, vedova di Mauro Catarinella, Emidio Matera di Lavello, padre di Donato Matera ucciso dai briganti; ecc... Veniva conferito anche un premio di 425 lire ai militi della Guardia Nazionale di Bella che avevano sostenuto un conflitto a fuoco nel bosco con i briganti riuscendo ad uccidere il brigante Gaetano Pennimpede di Castelgrande. Venivano poi rigettate una serie di domande presentate e veniva richiesto al Governo di accordare una pensione vitalizia a Rosa Monte, vedova del Luogotenente della Guardia Nazionale di S. Fele ucciso dai briganti il 23 maggio del 1863.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[Manifesto cm 32 x 46 circa (piccolo taglietto al margine esterno del foglio, piega centrale) con delibera, datata 10 ottobre 1863, della Commissione per la repressione del brigantaggio della Basilicata che prevedeva premi di risarcimento in denaro ad una serie di persone i cui parenti erano stati uccisi dai briganti (i più erano morti presso il torrente Lampeggiano). Fra questi: Maria Giuseppa Triggiani di Lavello, vedova di Michele Carretta, Lucia Finiguerra di Lavello, vedova di Mauro Catarinella, Emidio Matera di Lavello, padre di Donato Matera ucciso dai briganti; ecc... Veniva conferito anche un premio di 425 lire ai militi della Guardia Nazionale di Bella che avevano sostenuto un conflitto a fuoco nel bosco con i briganti riuscendo ad uccidere il brigante Gaetano Pennimpede di Castelgrande. Venivano poi rigettate una serie di domande presentate e veniva richiesto al Governo di accordare una pensione vitalizia a Rosa Monte, vedova del Luogotenente della Guardia Nazionale di S. Fele ucciso dai briganti il 23 maggio del 1863.]]></content:encoded>
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