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	<title>Libreria Antiquaria Coenobium &#187; Prodotti</title>
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		<title>Lacerba. Periodico quindicinale, anno II, n. 6, Firenze, 15 marzo 1914</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 18:18:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[In 4, pp. 81-96 (numerazione continua), pp. 16 (8cc) con due ill. di Boccioni a piena pagina n.t. Numero della mitica rivista quindicinale fondata da Giovanni Papini e Ardengo Soffici. Papini giungeva a Lacerba dopo avere diretto La Voce dal 4 aprile al 31 ottobre 1912. La rivista cominciò le sue pubblicazioni nel gennaio del 1913, a Firenze, per iniziativa, quindi, del nucleo più vivace e inquieto dei vociani. Di orientamento futurista, si distinse per la propaganda a favore dell'interventismo e della guerra. Scrissero su Lacerba Marinetti, Palazzeschi, Boccioni, ma anche Picasso e Cezanne che curarono alcune illustrazioni. Cessò le pubblicazioni nel maggio del 1915 alla vigilia dell'entrata in guerra dell'Italia. Nel 1914 la rivista cambiò la carta, il formato e l'impaginazione e passò dai due colori del nome, mattone e nero, al solo nero (come in questo numero), poi al rosso e nero. Si consuma anche la rottura dei lacerbiani con i futuristi di ortodossia marinettiana e, nel 1914, Lacerba si assesta su posizioni politiche di interventismo militare a partire dal numero 16 del 15 agosto 1914. In questo numero scritti di: Marinetti, &#34;Lo splendore geometrico e meccanico nelle parole in libertà (manifesto futurista)&#34;; Cavacchioli, &#34;Rivoluzione&#34;; ecc... Compare inoltre in questo numero il terzo articolo, dal titolo &#34;Cerchi aperti&#34;, della polemica scaturita fra Boccioni e Papini che già avevano pubblicato su Lacerba &#34;Il cerchio si chiude&#34; di Papini (n. 3), seguito da &#34;Il cerchio non si chiude&#34; di Boccioni (n. 4), fino appunto a quest'ultimo di Papini. La polemica di Papini ha come bersaglio non solo Boccioni, ma tutta la 'linea futurista' presente in Lacerba: &#34;entrando nel Futurismo non ho mai creduto che uno di noi - te per esempio - avesse il diritto di saltar fuori in veste di Padre ortodosso a redarguire chi va fuori strada, chi pensa colla sua testa, chi vuol provocare riflessioni e discussioni utili a tutti...&#34;.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[In 4, pp. 81-96 (numerazione continua), pp. 16 (8cc) con due ill. di Boccioni a piena pagina n.t. Numero della mitica rivista quindicinale fondata da Giovanni Papini e Ardengo Soffici. Papini giungeva a Lacerba dopo avere diretto La Voce dal 4 aprile al 31 ottobre 1912. La rivista cominciò le sue pubblicazioni nel gennaio del 1913, a Firenze, per iniziativa, quindi, del nucleo più vivace e inquieto dei vociani. Di orientamento futurista, si distinse per la propaganda a favore dell'interventismo e della guerra. Scrissero su Lacerba Marinetti, Palazzeschi, Boccioni, ma anche Picasso e Cezanne che curarono alcune illustrazioni. Cessò le pubblicazioni nel maggio del 1915 alla vigilia dell'entrata in guerra dell'Italia. Nel 1914 la rivista cambiò la carta, il formato e l'impaginazione e passò dai due colori del nome, mattone e nero, al solo nero (come in questo numero), poi al rosso e nero. Si consuma anche la rottura dei lacerbiani con i futuristi di ortodossia marinettiana e, nel 1914, Lacerba si assesta su posizioni politiche di interventismo militare a partire dal numero 16 del 15 agosto 1914. In questo numero scritti di: Marinetti, &#34;Lo splendore geometrico e meccanico nelle parole in libertà (manifesto futurista)&#34;; Cavacchioli, &#34;Rivoluzione&#34;; ecc... Compare inoltre in questo numero il terzo articolo, dal titolo &#34;Cerchi aperti&#34;, della polemica scaturita fra Boccioni e Papini che già avevano pubblicato su Lacerba &#34;Il cerchio si chiude&#34; di Papini (n. 3), seguito da &#34;Il cerchio non si chiude&#34; di Boccioni (n. 4), fino appunto a quest'ultimo di Papini. La polemica di Papini ha come bersaglio non solo Boccioni, ma tutta la 'linea futurista' presente in Lacerba: &#34;entrando nel Futurismo non ho mai creduto che uno di noi - te per esempio - avesse il diritto di saltar fuori in veste di Padre ortodosso a redarguire chi va fuori strada, chi pensa colla sua testa, chi vuol provocare riflessioni e discussioni utili a tutti...&#34;.]]></content:encoded>
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		<title>Lacerba. Periodico quindicinale. Anno I, n. 6. Firenze 15 marzo 1913</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2016 14:26:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santero]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[In 4, pp. 45-60 (numerazione continua), pp. 12 (6 cc.). Qualche sporadica fioritura. Numero della mitica rivista quindicinale fondata da Giovanni Papini e Ardengo Soffici. Papini giungeva a Lacerba dopo avere diretto La Voce dal 4 aprile al 31 ottobre 1912. La rivista cominciò le sue pubblicazioni nel gennaio del 1913, a Firenze, per iniziativa, quindi, del nucleo più vivace e inquieto dei vociani. Di orientamento futurista, si distinse per la propaganda a favore dell’interventismo e della guerra. Scrissero su Lacerba Marinetti, Palazzeschi, Boccioni, ma anche Picasso e Cezanne che curarono alcune illustrazioni. Cessò le pubblicazioni nel maggio del 1915 alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia. In questo numero:Papini - Contro il futurismo; La fantasia di Magdeburgo; Marinetti - Afrianopoli assedio orchestra; Folgore - Sensazione di Turbine; Boccioni - Fondamento plastico della scultura e pitture futuriste; Govoni - La città morta; Carrà - Piani plastici come espansione sferica dello spazio; Palazzeschi - Una casina di cristallo; Tavolato - Glossa sopra il manifesto della lussuria ecc. Importante numero in particolare per la presenza dei 2 articoli di Boccioni e Marinetti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[In 4, pp. 45-60 (numerazione continua), pp. 12 (6 cc.). Qualche sporadica fioritura. Numero della mitica rivista quindicinale fondata da Giovanni Papini e Ardengo Soffici. Papini giungeva a Lacerba dopo avere diretto La Voce dal 4 aprile al 31 ottobre 1912. La rivista cominciò le sue pubblicazioni nel gennaio del 1913, a Firenze, per iniziativa, quindi, del nucleo più vivace e inquieto dei vociani. Di orientamento futurista, si distinse per la propaganda a favore dell’interventismo e della guerra. Scrissero su Lacerba Marinetti, Palazzeschi, Boccioni, ma anche Picasso e Cezanne che curarono alcune illustrazioni. Cessò le pubblicazioni nel maggio del 1915 alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia. In questo numero:Papini - Contro il futurismo; La fantasia di Magdeburgo; Marinetti - Afrianopoli assedio orchestra; Folgore - Sensazione di Turbine; Boccioni - Fondamento plastico della scultura e pitture futuriste; Govoni - La città morta; Carrà - Piani plastici come espansione sferica dello spazio; Palazzeschi - Una casina di cristallo; Tavolato - Glossa sopra il manifesto della lussuria ecc. Importante numero in particolare per la presenza dei 2 articoli di Boccioni e Marinetti]]></content:encoded>
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