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( BUONARROTI Filippo ?)

La riforma dell’alcorano e le profezie dell’aggiornante dell’illuminato e del vigilante profeta Seich – Mansur. Traduzione dall’Arabo

Fuligno, Per Giovanni Tomassini, 1786

In 16°, cm 11,5 x 16,5, pp. 55 + (1). Cartonatura decorata settecentesca. Fregio xilografico al frontespizio. Edizione rarissima, pubblicata a Foligno nello stesso anno della prima, di questo libello di notevole interesse per la figura del mitico guerriero, profeta e riformatore del Corano, lo Sceicco Mansur Usurma, che – tra il 1784 e il 1791 – fu a capo di molte tribù ribelli dell’area caucasico-cecena negli scontri con l’esercito russo di Caterina II ma anche contro i Turchi ottomani. Alterne furono le fortune militari nei sei anni di insurrezione che terminarono nel 1791 con la cattura da parte delle truppe russe di questo fantomatico predicatore e ribelle. Certo è che seppe catalizzare, in questo tentativo di rivoluzione religioso-militare, moltissime tribù dell’area caucasica, cecena e georgiana, creando non pochi problemi all’esercito russo nei suoi tentativi di espansione verso Sud. L’ispirata narrazione di Mansur parte dalla visione del ‘Genio dell’Altissimo’ che lo sceglie per sostituirsi a Maometto “troppo gonfio e insuperbito dalla gloria del di lui vasto impero…”. I precetti che seguono rappresentano una radicale riforma del Corano che si sarebbe dovuta attuare dalla data della rivelazione, il giorno 6 della VI luna dell’era dell’egira 1163, al 1190 in cui avrebbero avuto compimento “i sublimissimi vaticinj” svelati a Mansur:  “cancellato sia… il nome di Maometto… e vengano conservati i precetti… che non oppongonsi al lume della ragione e alla natura dello spirito umano…”. In tal senso vengono modificate le norme riguardanti le abluzioni, i digiuni, i pellegrinaggi. La massima fondamentale è “l’amore dei suoi simili…”, d’ora in poi la “bevanda di Bacco” sarebbe stata permessa ma non l’ubriachezza, monogamico sarebbe dovuto essere il matrimonio: “nulla v’importi l’accrescere di troppo la popolazione…”. Veniva inoltre eliminata la primogenitura e le eredità sarebbero state spartite in ugual modo tra i figli così come le doti “che altro non sono che una vera vendita delle figlie”. Europei cristiani ed Ebrei dovevano essere accolti umanamente, nessuna imposta o dazio doveva gravare sulla terra, “l’ultimo supplizio di rado sarà permesso…” e la schiavitù sarebbe stata abolita. Come hanno chiarito Franco Venturi e Alessandro Galante Garrone, il più che probabile autore di questo scritto è Filippo Buonarroti ed è pertanto da escludersi ogni rapporto tra tale opera e la reale dottrina di Mansur. “Nel 1786 probabilmente nacque in ambiente toscano e certamente vi ebbe diffusione, poiché era venduto dalla libreria Pagani di Firenze, l’anonimo opuscolo “La riforma dell’Alcorano”. Presentandole come profezie, esso diffondeva idee ugualitarie e repubblicane, predicava la tolleranza e il deismo, polemizzava contro il lusso e l’urbanesimo e auspicava una società più giusta attraverso una diffusa distribuzione delle terre in un originale cocktail di idee derivate da Rousseau, Mably e Mercier…” (Carlo Mangio, “I patrioti toscani fra Repubblica etrusca e Restaurazione”, 1991, p. 42). Franco Venturi, “La riforma dell’Alcorano ossia il mito italiano dello sceicco Mansur”, in “Rivista storica italiana”, XCVIII, 1986. Franco Venturi e Alessandro Galante Garrone (a cura di), “La riforma dell’Alcorano”, Palermo, Sellerio, 1992.

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