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Francesco Buoninsegni, Arcangela Tarabotti

Contro’l lusso donnesco. Satira menipea del sig. Fran. Boninsegni Con l’antisatira d. A. T. in risposta…

Venezia, Per Franc. Valvasensis, 1644

In 16 (cm 10 x 17), pp. 227 + (1) di errata. Gora alla prima carta di sguardia e agli ultimi 25 fogli. Cartonatura coeva rinfrescata. Edizione originale stampata a Venezia nel 1644 (la data di stampa della dedicatoria è 15 giugno 1644). La Satira del Buonisegni era già uscita nel 1638 ma l’edizione del 1644 presenta in aggiunta l’Antisatira di Arcangela Tarabotti. Esiste una seconda edizione, con varianti, del 1644 (con la dedicatoria che riporta la data del 30 giugno 1644). La nostra copia presenta al frontespizio la dicitura “menipea”, invece di “menippea”, “Boninsegni”, invece di “Buoninsegni”. La dedica al frontespizio nella nostra copia è al principe Leopoldo De Medici, nella seconda è a Vittoria Della Rovere. La seconda edizione ha 229 pagine + 2 pagine di errata + 1 pagina con messaggio al lettore + 1 bianca. La nostra ha 227 pagine, 1 sola pagina di errata e non presenta il messaggio al lettore. Satira misogina di Francesco Buoninsegni contro il lusso e la vanità delle donne. Segue, con frontespizio autonomo, a partire da pagina 67, la risposta alla satira di Buoninsegni data da A.T. ovvero suor Arcangela Tarabotti, autrice dell’Inferno monacale contro la monacazione forzata di cui era stata vittima. Arcangela Tarabotti, al secolo Elena Cassandra, era nata a Venezia nel 1604 e, nel 1617, a causa di un difetto fisico che l’aveva resa claudicante, fu destinata, contro la proprio volontà, alla monacazione forzata. I suoi libri furono una denuncia di quanto accadeva alla donna del Seicento tra monacazioni e matrimoni obbligati. La difesa dei propri ideali la portò al centro della polemica sul lusso donnesco quando decise appunto di pubblicare l’Antisatira dedicata – al frontespizio – a Vittoria Medici della Rovere. La Tarabotti condanna la misoginia di Buoninsegni e di Ariosto citato da Buoninsegni: le donne si dedicano alla moda non per vanità ma perché a loro non è consentito accedere a incarichi pubblici e a cariche politiche. Quella di Buoninsegni è una ‘crassa ipocrisia': egli condanna l’apparenza del male perché impedisce il realizzarsi di un male per lui ancora peggiore, ovvero l’autonomia della donna nella società. In Levati, “Dizionario biografico…(vol. III, p. 170), viene descritta ampiamente la vicenda editoriale di quest’opera: ‘… si acquistò molta rinomanza col difendere la causa del suo sesso…La Tarabotti per nulla satisfatta della troppo modesta risposta del Torretti (che aveva composto una controsatira piuttosto modesta)…volle comporne un’altra che da lei fu mandata a Iacopo Pighetti, suo cognato che la mostrò al padre Aprosio. Questi avendo trovato molte insolenze tentò…di disconfortarla dalla pubblicazione di questo manoscritto, ma non ottenne l’intento. L’Antisatira fu stampata in Venezia dal Valvasense nell’anno 1664 (in realtà 1644). Il P. Aprosio adontato ed il P. Lodovico Sesti…diedero di piglio alla penna per mordere questo novello opuscolo…Siffatte dispute posero in iscompiglio il regno delle lettere…’. De Blasi, Le scrittrici italiane…, p. 179-180.

SKU: 55 n.444

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